p 123 .

Paragrafo 4 . La natura: la fisica, la biologia e la psicologia.
     
La  conoscenza   un processo complesso che nasce da  un  movimento
ascendente (l'induzione) e da uno discendente (la dimostrazione,  o
deduzione o inferenza); tra loro per resta una sorta di vuoto, dal
momento  che  l'induzione non pu garantire in maniera assoluta  la
verit delle affermazioni universali, che costituiscono le premesse
da  cui  parte  il  procedimento  deduttivo.  Aristotele  pensa  di
superare  questo vuoto con un "salto" (l'astrazione e  l'intuizione
intellettuale) che

p 124 .

lega tra loro i due movimenti. Un modo, questo, per legare il mondo
del divenire al mondo dell'Essere, e fare cos di Essere e divenire
una sola realt. Non trattandosi certamente di un legame "forte"  e
incontrovertibile, nella storia della filosofia successiva, anche e
soprattutto  nell'aristotelismo, esso  stato spesso  trascurato  o
dimenticato, e ha fatto s che la natura - il mondo del divenire  e
dei  dati  sensibili, il terreno proprio dell'induzione  -  si  sia
trovata spesso a perdere ogni legame con il mondo dell'Essere,  che
tornava in tal modo a contrapporsi ad esso.
     Per  Aristotele, invece, quel ponte gettato tra il mondo della
materia e quello dello spirito impone lo studio accurato del  mondo
sensibile, perch non pu esistere scienza senza la sensazione.(35)
     
La natura.
     
La  natura  si caratterizza per il movimento: essa  il  mondo  del
divenire,  della generazione. Quando si studia la natura "non  vale
la  pena di demolire ogni dottrina" che si  occupata di essa, come
l'identificazione parmenidea della natura con il  Non-essere  o  il
pluralismo atomistico di Democrito:(36) lo studio della natura pu,
in  quanto  tale,  prescindere dallo studio dei  princpi  primi  e
limitarsi  all'analisi di ci che  intrinseco alla natura  stessa,
il movimento.

La fisica.
     
La  fisica    lo  studio  del movimento in  quanto  caratteristica
essenziale della natura (phy'sis).
     Il movimento (o moto) di cui si occupa Aristotele va inteso in
una  accezione pi vasta di quella usata dalla fisica moderna: esso
 riconducibile al concetto stesso di divenire. Per Aristotele sono
movimento tutte le trasformazioni della natura: un seme che diventa
pianta, come un sasso che rotola gi per un pendio.
     Tutte  le  cose  della natura hanno in s  "il  principio  del
movimento e della quiete, alcune rispetto al luogo, altre  rispetto
all'accrescimento    e    alla    diminuzione,    altre    rispetto
all'alterazione"(37). Le cose artificiali (ad esempio un letto o un
mantello) non hanno in s alcuna tendenza alla trasformazione: esse
cambiano solo in quanto sono di legno, di lana, o di altri elementi
naturali.
     Compito  specifico della fisica  studiare le  modalit  e  le
cause del
movimento.
     Il  movimento  il cambiamento di stato di un ente che diventa
un  altro  ente,  in  cui permane qualcosa del  primo:  del  tronco
d'albero  che  diventa armadio permane il legno.  Ci  che  permane
nelle    trasformazioni      chiamato   da   Aristotele   sostrato
(hypokemenon).  Nel  movimento il  sostrato  passa  da  uno  stato
iniziale a uno stato finale. Nello stato iniziale al sostrato manca
una caratteristica che acquisir nello stato finale: al legno manca
la forma dell'armadio che assumer al termine della trasformazione;
la   mancanza  iniziale  (privazione)  di  qualcosa     condizione
indispensabile per il movimento. Privazione e forma sono,
     
     p 125 .
     
     accanto a sostrato, i princpi che permettono ad Aristotele di
interpretare il movimento.
     Ogni  ente  naturale  o composto di elementi  naturali  ha  la
possibilit di trasformarsi, di assumere una molteplicit di forme.
Questa possibilit  chiamata da Aristotele potenza (dy'namis);  lo
stato in cui l'ente si presenta  invece definito atto (enrgheia).
Il  legno  del  nostro esempio, all'inizio della trasformazione,  
tronco  in  atto,  mentre in potenza  l'armadio o qualsiasi  altro
oggetto che da esso si possa ricavare.(38)
     Il movimento si pu quindi definire anche come passaggio dalla
potenza all'atto.
     Una  volta  viste  le  modalit del  movimento,    necessario
individuarne  le  cause. Innanzi tutto -  come  gi  detto  -  sono
necessari  un sostrato e una forma: la realizzazione di una  statua
di  marmo  la trasformazione, il movimento, del marmo dalla  forma
blocco  alla forma statua. Il marmo  la causa materiale; la  forma
finale,   la   forma  della  statua,    la  causa  formale   della
trasformazione.  Ma poich il marmo non si trasforma  autonomamente
in  statua,  necessaria l'opera dello scultore che rappresenta  la
causa  efficiente (il motore, come dice Aristotele). Infine, perch
lo scultore prenda lo scalpello e si accinga a scolpire la statua 
necessario uno scopo, un fine, ad esempio quello di rendere onore a
un atleta che ha vinto le Olimpiadi: questa  la causa finale.(39)
     Una volta individuati i princpi e le cause che consentono  di
interpretare il movimento, Aristotele definisce di quanti  e  quali
tipi  esso  sia. Per fare questo, per,  necessario vedere  se  il
movimento  abbia le stesse caratteristiche in tutto l'universo,  se
cio  le  stesse  regole valgano per il moto  degli  astri  (fisica
celeste) e per quello dei corpi sulla Terra (fisica terrestre).
     Aristotele  ritiene innanzitutto che l'universo sia finito(40)
e che al suo interno non esista il vuoto(41).
     L'universo  finito  e tutto pieno di Aristotele    diviso  in
mondo celeste e mondo terrestre (o sublunare). Il mondo terrestre 
costituito dai quattro elementi gi introdotti da Empedocle: terra,
fuoco, acqua e aria; il mondo celeste, invece,  costituito da  una
quinta essenza, l'etere (aithr)(42).
     
     p 126 .
     
     I  due  mondi sono caratterizzati da due diversi tipi di moto:
il circolare e il rettilineo.
     Nel   mondo  celeste  il  moto    eterno  e  perfetto,   cio
circolare(43), senza un principio e una fine, realizzabile solo  da
un elemento incorruttibile quale l'etere.
     Cinquantacinque  sfere  celesti  concentriche,   di   diametro
decrescente, dal primo cielo, quello delle stelle fisse,  al  cielo
della  Luna, ruotano eternamente l'una sull'altra, trasmettendo  la
pi  esterna il movimento alla successiva verso l'interno; le sfere
ruotando   trascinano  con  s  i  corpi  celesti  che  contengono.
All'interno  di questo eterno movimento si trova un punto  che,  in
quanto centro comune a tutte le sfere, resta immobile. Questo punto
 la Terra.
     Nel  mondo  sublunare, immobile rispetto alle sfere celesti  e
corruttibile,   il  moto    quello  dei  corpi  corruttibili,   il
rettilineo. Il moto rettilineo  di due tipi: naturale o violento.
     I   quattro  elementi  che  costituiscono  i  corpi  terrestri
appartengono a ciascuna delle quattro sfere che compongono il mondo
terrestre:  la pi interna  quella della terra, cui si  succedono,
verso  l'esterno, quella dell'acqua, quella dell'aria e quella  del
fuoco. Gli elementi non sono per distinti fra loro, e non occupano
ciascuno  la  propria sfera, ma sono mescolati nelle singole  cose,
per  cui  essi tendono a separarsi per tornare ciascuno alla  sfera
d'appartenenza.
     Il  moto di ciascun elemento verso il suo "luogo naturale"  ,
appunto,  il moto naturale, e la conseguenza di questo movimento  
la  corruttibilit delle cose, che vengono meno  per  il  separarsi
degli elementi che le costituiscono. Il moto naturale della terra 
verso  il  basso, quello del fuoco verso l'alto, quello  dell'acqua
verso l'alto rispetto alla terra e verso il basso rispetto all'aria
e  al  fuoco, quello dell'aria verso il basso rispetto al  fuoco  e
verso l'alto rispetto alla terra e all'acqua.(44)
     Il  moto  naturale  rettilineo e verticale,  verso  l'alto  o
verso  il  basso, ma il mondo sublunare  dominato da una serie  di
movimenti  violenti,  che  impediscono  il  ricongiungimento  degli
elementi al loro "luogo naturale" (il che produrrebbe uno stato  di
quiete).   Il   moto   violento  d   origine   sia   ai   fenomeni
atmosferici(45)  sia,  sulla Terra, a  movimenti  come  quello  dei
"proiettili"(46).

p 127 .

La biologia.
     
La natura  dominata dal movimento: eterno e circolare quello degli
astri,  rettilineo,  spontaneo o violento, ma  altrettanto  eterno,
quello del mondo sublunare.
     Il   movimento,   passaggio  da  potenza   ad   atto,      la
caratteristica di tutti gli enti, siano essi inanimati  o  animati.
La   vita   (bos)      movimento.  Accanto  allo   studio   delle
caratteristiche  generali  del  movimento,  Aristotele  si   dedica
all'analisi dei fenomeni biologici.
     La  vita  un blocco omogeneo e continuo che include tutta  la
natura,  dal minerale all'animale,(47) e Aristotele si  impegna  in
un'attenta   osservazione,  analisi   e   descrizione   del   mondo
vegetale(48) e di quello animale, incluso quello dell'uomo.  Nessun
aspetto  di  tutto  ci  che  appartiene  agli  esseri  viventi   
trascurato  da  Aristotele: i corpi degli animali,  i  sensi  e  le
sensazioni,  il  sonno,  il  sogno,  la  memoria,  il  respiro,  la
lunghezza e la brevit della vita, la generazione e la morte.(49)
     
La psicologia.
     
Tutto-ci-che-vive  vive perch  animato, cio possiede  un'anima:
"L'anima    come  il  principio degli esseri  viventi"(50),  delle
piante, degli animali e degli uomini.
     Una concezione di anima, quella aristotelica, molto diversa da
quelle  che  la  cultura  greca  era  andata  elaborando  fino   ad
allora:(51)   rispetto,   ad  esempio,  alla   tradizione   orfica,
pitagorica  e  platonica, che considera l'anima come  separata  dal
corpo,   anzi,   capace  di  trasferirsi  da  un  corpo   all'altro
(metempsicosi), Aristotele sostiene che l'anima  inseparabile  dal
corpo.(52)
     
     p 128 .
     
     Inoltre, come gi detto, l'anima  caratteristica di  tutti  i
viventi,  cio degli enti che si distinguono per l'atto di  vivere.
Ma  l'atto  di  vivere, cio il vivere in atto,  si  manifesta  con
modalit  diverse:  esclusivamente  come  nutrimento,  crescita   e
riproduzione  nel  mondo  vegetale; cui  si  devono  aggiungere  la
sensazione,  l'appetito  e il movimento  nel  mondo  animale;  cui,
infine,  va  aggiunta la presenza dell'intelletto,  la  facolt  di
ragionare, propria del mondo degli uomini.
     La vita, per Aristotele, tende alla realizzazione completa,  a
mettere  in  atto  tutte  le  facolt dell'anima,  relativamente  a
ciascun  ordine  di  organismi  viventi;  come  la  nutrizione,  la
crescita e la riproduzione rendono completa la vita di una  pianta,
cos   la   natura  dell'uomo  pu  realizzarsi  interamente   solo
nell'attivit razionale.
     L'anima,  quindi,  in  quanto principio  della  vita,  ha  una
struttura analoga ai modi di manifestarsi della vita: essa possiede
facolt  vegetative, sensitive e razionali. Non esistono tre  parti
dell'anima,  n  tanto meno tre anime: l'anima   una,  fornita  di
diverse facolt; ma non tutti i viventi dispongono di tutte  queste
facolt: in alcuni si trovano tutte, in altri si trovano in  parte,
in altri ancora se ne trova una sola.(53)
     Molti  paragrafi  del  De  anima sono  dedicati  alla  facolt
sensitiva, allo studio delle sensazioni.(54) Abbiamo gi visto  che
per   Aristotele  senza  le  sensazioni  non    possibile  nessuna
scienza.(55)
     Dopo  aver analizzato accuratamente i cinque sensi, Aristotele
introduce la nozione di senso comune, cio la capacit di unificare
la  molteplicit delle sensazioni e di essere consapevoli di  esse.
Quando  percepiamo un oggetto, ad esempio un tavolo,  la  vista  ci
fornisce i dati relativi alla forma, al colore, eccetera; il  tatto
ci  pu indicare se quel tavolo  liscio, o ruvido; possiamo  anche
sentire  l'odore  del  legno. Tutte queste sensazioni  resterebbero
per  scisse l'una dall'altra se il senso comune non ci consentisse
di  unificarle e ricondurle tutte allo stesso oggetto e di renderci
consapevoli  che le diverse sensazioni si riferiscono  allo  stesso
oggetto.
     Il  senso  comune, quindi, rappresenta una sorta di ponte  tra
sensazione e pensiero. I sensi separati non ci permetterebbero,  ad
esempio,  di  avvertire la differenza tra bianco  e  dolce:  queste
sensazioni  divengono  apprezzabili solo  se  i  singoli  sensi  si
rapportano a un unico principio;  quest'unico principio, il  senso
comune,  che  ci  permette di distinguere e quindi di  avvertire  e
intendere quella differenza.(56)
     Il  legame  tra  anima e corpo implica il legame indissolubile
tra sensazione e pensiero.
     Aristotele passa quindi a esaminare i meccanismi del pensiero.
L'intelletto non si limita a elaborare i dati sensibili nel momento
della sensazione, ma pu operare su essi anche quando la sensazione
non  pi in atto.
     
     p 129 .

     Questo    possibile  grazie  alla  memoria  che  registra  le
modificazioni  prodotte  dalle sensazioni (ogni  sensazione    una
modificazione  del  soggetto  senziente)  nel  corso  del  tempo  e
consente  di metterle in relazione tra loro, di costruire  immagini
generali,  che,  essendo simbolizzate dalle parole,  permettono,  a
loro volta, all'intelletto di organizzare il discorso.(57)
     Sebbene  le parole acquistino significato per convenzione,(58)
esse    forniscono   all'intelletto   il   materiale,   proveniente
direttamente  dalle  sensazioni,  con  cui  costruire  discorsi   e
giudizi.
     L'intelletto  (nos)  la facolt di cogliere  nelle  immagini
una   forma   universale,  il  concetto,  cio   di   procedere   a
un'astrazione  che,  partita  dalle  immagini,  attraverso  queste,
mantiene un rapporto con le sensazioni.(59)
     
Il significato dell'indagine sulla natura.
     
Il  modo  in  cui  Aristotele affronta l'indagine  sulla  natura  
assolutamente  originale.  Innanzitutto  per  il  rigore  con   cui
effettua  le osservazioni e organizza i dati che da esse  derivano,
dando  vita a una serie di classificazioni destinate a restare  per
secoli  la  base  del  sapere scientifico.  In  secondo  luogo,  ma
principalmente,  perch egli applica all'indagine naturalistica  un
metodo rigorosamente induttivo, basato sull'esperienza sensibile  e
sull'osservazione diretta, operando cos una distinzione netta  tra
lo  studio e la conoscenza della fisica e la riflessione filosofica
sui  princpi primi, quella che poi sar la metafisica e  che  egli
chiama   filosofia  prima.  Questa  distinzione  -   che   comporta
differenti  strumenti  e  metodi di  indagine  all'interno  di  una
struttura  unitaria della conoscenza - era ignorata  non  solo  dai
filosofi pi antichi, che pure si erano occupati della phy'sis,  ma
anche da Platone. D'altro canto questa distinzione non implica  una
separazione fra mondo della sensazione e mondo del pensiero  -  fra
materia  e  spirito  -,  la  cui unit    ben  rappresentata,  per
Aristotele, dall'indissolubile unione di corpo e anima.

